domenica 28 novembre 2010

Non credi all' Effetto Serra? ..non meriti di vivere...

[facciamo per un attimo finta che il Terrorismo Islamico non sia una creazione CIA]

Cosa succederebbe se un Associazione Islamica mettesse sul proprio sito internet uno spot in cui ad es, una maestra chiede a una classe di bambini "Credi in Allah?", e uccide facendo saltare in aria davanti ai compagni, chi risponde di non credervi?
Penso che tale associazione verrebbe definita immediatamente come "terrorista" o almeno che inneggia al Terrorismo Islamico, e si direbbe che tale spot è perverso, intimidatorio e di cattivo gusto e che mira a terrorizzare i non musulmani minacciandoli di morte... Il sito di tale associazione verrebbe fatto immediatamente chiudere e i gestori probabilmente arrestati insieme a chi ha confezionato e ideato lo spot, e a nulla varrebbero scuse come "voleva esere una provocazione" o "era uno scherzo" oppure "abbiamo eliminato la pubblicità dal nostro sito appena la gente si è lamentata"...
 
Logo dell'associazione ambientalista "Global 10:10"

Pensate adesso a cosa avverrebbe se un associazione ambientalista facesse uno spot del genere, in cui però la domanda è "Credi all' Effetto Serra?" o un suo equivalente...


La risposta è "praticamente nulla".
Si qualche lamentela in rete gli fece eliminare il filmato dal loro sito ufficiale (ma si trova ancora in rete, si Youtube), e sempre online girano vari filmati che criticano tale iniziativa...ma nulla più di ciò:
il loro sito è ancora attivo e loro se la sono cavata banalmente dicendo che era una "trovata provocatoria e scherzosa"...e continuano imperterriti a fare propaganda in oltre 40 paesi del mondo, facendo seminari nelle scuole e campagne varie...




Tale pubblicità è altamente intimidatoria, ancor più se visionata da bambini, e fa capire cosa pensano veramente certi ambientalisti della gente.
Se avete visionato il filmato vi renderete conto che si tratta di pazzi fanatici, che stanno in pratica dicendo "Non credi all' Effetto Serra? Allora NON hai diritto di vivere!".
In pratica inneggia all' Eco-Terrorismo, all'assassionio premeditato di chi non la pensa come loro e non partecipa attivamente ai loro piani. Tale assassinio viene inoltre perpetrato scoprendo i "dissidenti" con l'inganno, difatti il filmato si intitola "No Pressure", e le varie figure quando interpellano i bambini o gli adulti riguardo alle questioni ambientali li esortano a rispondere sinceramente, senza alcuna pressione, salvo poi far esplodere i "non ambientalisti" (NON ambientalisti secondo i LORO parametri) schiacciando un minaccioso pulsante rosso che tenevano nascosto.
Le esplosioni sono realizzate davanti al resto del gruppo, in modo da intimodire gli astanti e traumatizzarli; le esplosioni sono realizzate in modo veramente spatter e truculento, e ricoprono il resto del gruppo di una poltiglia formata dai resti umani; nell'ultima scena, quando un ambientalista del 10:10 fa esplodere la ragazza che ha dato la voce alla pubblicità, in quanto la considera "non abbastanza ambientalista", il vetro che divide la regia si riempie di sangue e resti umani fra cui un cuore e un occhio...
Insomma, si tratta di una pubblicità che reputo non solo di estremo cattivo gusto, ma veramente abominevole (soprattutto nella parte che usa dei bambini) e che fa capire quale sia il vero SApirito Ambientalista: anche se potrebbe essere stata fatta realmente con intento scherzoso in ess comunque traspare una grande ostilità verso chi non collabora, che sfocia in atti terroristici veri e propri..

Tale associazione si chiama "10:10" in quanto vuole far diminuire del 10% annuo le emissioni di CO2 in a partire dal 2010 (riduzione praticamente impossibile a meno di non danneggiare pesantissiomamente l'ecomonia, soprattutto nei Paesi Emergenti).
10:10 è chiaramente sostenuta dalle nazioni Unite, da MTV, dalla Microsoft  e da aziente quali la Sony, la l'Oreal (ma non sperimenta sugli animali?), la Adidas (ma non fabbrica scarpe sfruttando manodopera minorile?) ecc..
Essi propongono il cosiddetto "ambientalismo dal bassso" per cui chiedono alle persone di impgnrasi a ridurre del 10% annuo le loro emissioni di CO2..tali progetti in realtà deresponsabilizzano i governi, mettendo tutto il peso del cambiamento sulle spalle dei singoli e facendoli sentire in colpa per il loro modo di vivere (certo è stupido sprecare energia o acqua, ma ad es riguardo all' acqua a che serve riguardo alla situazione globale chiudere il ribinetto mentre ci si lava i denti se poi i nostri acquedotti sprecano sino al 50% dell'acqua durante il trasportoo?).  Cosa più importante, visto che la CO2 NON provoca l'Effetto Serra e non è un vero e proprio inquinante, sarebbe molto meglio occuparsi di problemi ambientali reali come ad es il sovrasfruttamento delle risorse ittiche, l'inquinamento da pesticidi/fertilizzanti e altre sostanze chimiche, i devastanti esperimenti di geoingegneria ecc...

Essi, come del resto le altre associazioni ambientaliste, non hanno risentito nemmeno dello Scandalo Climatgate, nonostante esso facesse capire senza ombra di dubbio che le prove del Riscaldamento Globale Antropico sono FALSE, e che quindi bisognerebbe impegnarsi a salvare l'ambiente riducendo i veri inquinanti, e non l'innoqua CO2!

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"Effetto Serra: la Grande Bufala"

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venerdì 12 novembre 2010

Il Cambiamento Climatico..30 anni fa...



Con cadenza quasi quotidiana Telegiornali, documentrari, summit internazionali e trasmissioni varie ci martellano sul grave pericolo del Cambiamento Climatico...
Anche nelle università  e nei licei gli studenti vengono subissati con tali notizie, e già dalle elementari qualsiasi bambino saprà spiegarvi per filo e per segno il presunto meccanismo del Global Worming...

Ci dicono che gran parte degli scienziati sia d'accordo nell'affermare che il Global Warming esiste, e che se non facciamo qualcosa al più presto la catastrofe sarà inevitabile.
Sciorinano, dati  (poi rivelatesi clamorosamente falsi) e simulazioni al computer (di dubbia valenza scientifica e scarsissimo potere predittivo anche a breve termine); mostrano grafici e animazioni.

..una Nuova Era Glaciale avrebbe devastato il Mondo...

Ciò succede da più di 30 anni, e sono spesso gli stessi loschi figuri a fare i profeti di sventure apocalittiche fin dagli anni '70.
La cosa divertente però è che 30 anni fa quegli stessi personaggi annunciavano un imminente e catastrofica Era Glaciale, dicendo anche allora che tutti "Gli Esperti" erano concordi, facendo vedere grafici e dati, ed essendo ripresi con toni sensazionalistici dai giornalisti di turno.
La Nuova Era Glaciale doveva incombere entro pochi decenni a causa del cosiddetto "Effetto Frigorifero", ovvero le particelle incombuste prodotte dall'uomo in gran quantità con auto e fabbriche avrebbero dovuto fungere da nuclei di condensazione aumentando la superfice terrestre coperta da nuvole, e quindi aumentando di rimando la quantità di energia solare riflessa fuori dall' atmosfera. Ciò avrebbe, secondo "Gli Esperti" provocato un raffreddamento Globale e una nuova Glaciazione, con il solito corollario di devastazioni ambientali, morti per fame dovuta alla drastica riduzione dei raccolti, malattie, guerre e catastrofi varie...
Allora come oggi la ricetta sostanziale per prevenire il disastro era pressocchè la stessa: far diminuire la popolazione a partire dai paesi del Terzo Mondo e far diminuire drasticamente le attività antropiche causa del rilascio di polveri incombuste (traffico auto, fabbriche, centrali a carbone e petrolio, uso dei combustibili fossili in generale, ecc).

Nessuna Era Glaciale si verificò, così come nessuna drastica diminuzione dei raccolti ecc.

30 anni più tardi ai Soliti Noti venne allora una nuova idea: perchè non inventarsi, questa volta, NON che sta per arrivare una nuova Glaciazione entro 10-20 anni ma un periodo caldo catastrofico entro 50-100 anni?
Furbamente si pensò di dare la colpa di tutto ciò ad una molecola ben più innoqua delle polveri incombuste: la CO2.
Accusare la CO2 è infatti assolutamente geniale: noi umani non possiamo fare NULLA senza produrre CO2!
Anche respirare produce CO2, così come allevare bestiame, trasportare esseri umani o beni materiali (es cibo), produrre beni di qualsiasi tipo, in gran parte dei casi produrre elettricità, produrre e stoccare alimenti...isomma TUTTO, dagli svaghi ai bisogni primari!

Quale scusa migliore per imporre drastiche politiche al mondo intero, se non la minaccia di qualcosa che non possiamo non produrre?

Qui sotto copio un estratto dell' Introduzione al libro "Le Bugie degli Ambientalisti" di Riccardo Cascioli e Antonio Gaspari (il libro sembra sostanzialmente interessante, anche se tradisce un ipostazione cattolica che io non condivido).


Buona Lettura:

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[CUT]

Come nota un altro famoso climatologo, Craig Bohren, docente emerito della Pennsylvania State University, è difficile non essere scettici quando si nota che i maggiori propugnatori della tesi del riscaldamento globale sono gli stessi che non molto tempo fa agitavano lo spettro del raffreddamento globale. "Il caso più clamoroso è quello di Steven Schneider: circa 30 anni fa era in prima fila a lanciare l'allarme per una imminente età glaciale. Allora la responsabilità era di particelle immesse nell'atmosfera dalle attività umane. Non c'è dubbio che qualsiasi saranno i cambiamenti climatici lui potrà dire correttamente di averlo previsto" [7]. Schneider, peraltro, è stato anche tra i consiglieri del presidente americano Bill Clinton, ma certamente non è stato l'unico "allarmista di professione", dal raffreddamento al riscaldamento. 
Ad esempio Nigel Calder, celebre divulgatore scientifico, scrivena in un suo libro nel 1977: "Il pericolo di una nuova era glaciale risulta ora più minaccioso ed incombente di quanto gli esperti non avessero temuto pochi anni or sono" [8]. Gli esempi si potrebbero moltiplicare, basterà sinteticamente citare un esemplare articolo apparso sul settimanale americano Newsweek il 28 aprile 1975, dal titolo The cooling world (il mondo in raffreddamento). Il tono dell'articolo è lo stesso cui siamo ormai abituati oggi: "C'è ormai l'evidenza di cambiamenti drammatici del clima sulla terra e che questi cambiamenti porteranno a una drastica diminuzione nella produzione di cibo, con serie implicazioni politiche per quasi ogni nazione sulla terra".
I cambiamenti sono evidenti, le conseguenze catastrofiche. E, ovviamente, l'articolo si premura di sottolineare che nella comunità scientifica "il consenso è pressoché unanime". 
Stesse identiche frasi che sembrano riprese dai giornali delle ultime settimane, solo che allora si parlava della prossima età glaciale. Identico è però l'obiettivo: convincere l'opinione pubblica che ci saranno inevitabili catastrofi – il crollo nella produzione di cibo con conseguenti carestie, milioni di morti per fame e ovviamente guerre – a meno che non si intervenga in tempo con politiche ambientali mirate. 
Ecco le previsioni su cui gli scienziati nel 1975 erano "pressoché unanimi": "Entro dieci anni ci sarà un drastico calo nella produzione di cibo... Le regioni destinate ad accusare il maggiore impatto sono le grandi aree per la produzione di grano in Canada e nell'Unione Sovietica".

Come è andata effettivamente? Basta spulciare fra le statistiche della FAO, l'organismo dell'ONU per l'agricoltura e il cibo: ebbene dagli anni '70 a oggi il tasso annuale di crescita nella produzione di cibo si è mantenuto a livello mondiale intorno al 2,4%, mentre la produzione pro capite ha addirittura visto un incremento del tasso annuo di crescita dallo 0,7 all'1%.
E il grano? Tra il 1970 e il 2001 la produzione complessiva è aumentata del 62,4%, anche se c'è stato un rallentamento nel tasso annuo di crescita (dal 2,3 allo 0,8%). Addirittura per il Canada l'incremento ha superato il 70%, mentre le regioni dell'ex URSS hanno visto un incremento di appena l'8% (ma il problema nasce negli anni '90 con i problemi economici e politici legati al crollo del comunismo, niente a che vedere con i cambiamenti climatici) [9].

Nessuna catastrofe dunque e - pare – nessuna età glaciale incombente visto che oggi gli allarmi puntano sul fronte opposto.

Si ha la netta percezione che i cambiamenti climatici siano in realtà un pretesto per raggiungere altri obiettivi. Quali? Per capirlo possiamo notare che c'è un minimo comune denominatore negli opposti allarmismi che ci martellano da oltre trenta anni: la richiesta urgente di limitare al massimo le attività umane o, per essere più precisi, limitare al massimo la presenza umana sia quantitativa sia qualitativa
E' questo anche il fondamento su cui poggia il concetto di sviluppo sostenibile [10].
Le modalità previste per arrivare a questo scopo sono quindi due: il controllo delle nascite, essenzialmente nei Paesi Poveri (limitazione quantitativa), e lo stop allo sviluppo, a partire dai paesi ricchi (limitazione qualitativa). 
Sono queste anche le strade maestre indicate dall'Agenda 21, la Magna Charta delle politiche ambientali approvata al primo Summit della Terra, ovvero la Conferenza Internazionale dell'ONU sull'Ambiente e lo Sviluppo tenutasi a Rio de Janeiro nel 1992 [11]

[CUT]

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NOTE:
Per le note guardare l'articolo originale QUI linkato.

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lunedì 8 novembre 2010

Le malefatte del WWF

Spesso non si capisce per quale astruso motivo qualcuno dovrebbe spendere tempo e denaro arganizzando una colossale truffa come la Bufala dell Effetto Serra...
Ciò a cui non si pensa non si pensa, è che esistono enormi interessi (economici, politici, ecc) dietro questa cosa, come esistono enormi interessi in gioco anche sulla questione "salvaguardia dfegli animali in via d'estinzione" (che poi è uno dei tasselli della Bufala dell' Effetto Serra): grandi associazioni ambientaliste come il WWF muovono ogni anno un mucchio di soldi e detengono un grande potere a livello politico internazionale.

Simbolo del WWF


Riporto qui sotto un interessante e documentatissimo articolo riguardo alle malefatte del WWF.

Ebbene si, la più nota associazione ambientalista per la difesa delle specie in via di estinzione non solo sembra totalmente inefficace nel proteggere tali animali (nonostante l'enormità di capitali che riesce a raccimolare), ma è stata fondata da personaggi assai poco "verdi" e nella sua storia ha sempre anteposto interessi economici privati alla propria missione dichiarata.

[una chicca numerologica: il WWF è stato fondato l'11 settembre da personaggi legati alla Massoneria di alto grado e quindi appassionati di simbolismo numerologico...e pure il Pentagono fui appunto inaugurato l'11 settembre, come il colpo di stato in Cile e l'ormai celebre 11 settembre 2001...]

Link Originale: http://www.stampalibera.com/?p=4777
Buona Lettura:
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di Lino Bottaro

Per gli Anglosassoni ogni truffa è buona per controllare il mondo…
Dopo il colonialismo arrivò l’ambientalismo, lo sviluppo sostenibile, i programmi per la riduzione della popolazione e la salvaguardia degli animali selvaggi. L’arretratezza del continente africano è frutto di queste politiche imposte con ricatti finanziari, militari e  corruzione.

Il WWF in Africa

huxley_julian
Sir Julien Hukley

l World Wildlife Fund (WWF) è la più grande organizzazione mondiale per la conservazione della natura. Nel 1948 Sir Julian Huxley, famoso biologo, istituì l’IUCN (Unione Internazionale per la Conservazione della Natura e delle Risorse Naturali).

L’IUCN ha sempre avuto relazioni molto strette con il Foreign Office inglese. Per tutta la vita Huxley ha lavorato su progetti di conservazione della natura. Nel 1960, fece un viaggio attraverso le Colonie Inglesi che stavano per ottenere l’indipendenza.

E’ la più grande organizzazione mondiale per la conservazione della natura. Nel 1948 Sir Julian Huxley, famoso biologo, istituì l’IUCN (Unione Internazionale per la Conservazione della Natura e delle Risorse Naturali).

L’IUCN ha sempre avuto relazioni molto strette con il Foreign Office inglese. Per tutta la vita Huxley ha lavorato su progetti di conservazione della natura. Nel 1960, fece un viaggio attraverso le Colonie Inglesi che stavano per ottenere l’indipendenza. Il suo ruolo fu quello di accertarsi che il governo inglese fosse in grado di mantenere la gestione delle riserve naturali situate nei paesi del Commonwealth. Un anno dopo il viaggio, l’11 settembre 1961 lo stesso Julian Huxley fondò ufficialmente il WWF, insieme al principe Bernardo d’Olanda e al Principe Filippo di Edinburgo, con il solo scopo di raccogliere fondi per l’IUCN. In realtà dopo la nascita del WWF l’IUCN passò in secondo piano, ed a 30 anni dalla sua fondazione, il WWF controllava gia, attraverso l’istituzione di parchi nazionali che gestiva direttavamente, il 10% della superficie mondiale. Ad esempio, controlla il 40% della Tanzania. All’inizio degli anni ‘70 fu istituito, sempre dal Principe Filippo e da Bernardo d’Olanda, un club con lo scopo di generare fondi per il funzionamento del WWF. Tale club prese il nome di Club 1001. Il WWF fu fondato in Svizzera e oltre ai gia citati  Sir Julian Huxley, il Principe Bernardo d’Olanda, il principe Filippo d’Edimburgo, consorte della regina d’Inghilterra, parteciparono come  fondatori anche Max Nicholson e il naturalista e pittore Sir Peter Scott, che disegnò il logo originale, con il panda gigante bianco e nero, su sfondo bianco.
Il WWF ha uffici in quasi sessanta paesi e la sua sede centrale si trova a Gland, in Svizzera. Ufficialmente il WWF si batte per:
conservare la biodiversità del pianeta;
assicurare che l’uso di risorse naturali rinnovabili sia sostenibile;
promuovere misure per la riduzione dell’inquinamento e degli sprechi di risors
e.
Attualmente il WWF gestisce oltre 1200 progetti di conservazione all’anno della fauna e flora selvatica in tutto il mondo. I progetti hanno inoltre la peculiarità di coinvolgere le popolazioni locali. Per individuare le aree in cui agire il WWF ha adottato una strategia ecoregionale: sono state selezionate 200 ecoregioni, grandi aree geografiche, preservando le quali, secondo il WWF, si potrebbe salvare gran parte della biodiversità del pianeta.

I Presidenti del WWF international sono stati:

1962-1976: Bernardo di Lippe-Biesterfeld, Principe Consorte dei Paesi Bassi
1976-1981: John H. Loudon
1981-1996: Filippo d’Edimburgo, Principe Consorte del Regno Unito
1996-1999: Syed Babar Ali
2000-2000: Ruud Lubbers
2000-2001: Sara Morrison
2002-present: Emeka Anyaoku

Molti hanno sollevato dubbi riguardo alla moralità del fondatore Bernardo d’Olanda, che è risultato tra i responsabili dello scandalo Lockheed e con dichiarate simpatie naziste negli anni trenta e alla passione per gli animali del Principe Filippo d’Inghilterra, noto cacciatore. Altri motivi di contestazione derivano dal fatto che spesso nel board del WWF ci siano dirigenti di grandi compagnie chimiche, multinazionali e gruppi bancari, anche di compagnie multinazionali responsabili dei più gravi disastri ambientali del pianeta.

Le critiche al WWF non sono infondate.

Come ha mostrato coraggiosamente il giornalista Kevin Bowling nel suo documentario “Ten Pence in the Panda” trasmesso dalla TV inglese nella serie di programmi investigativi “The Cook Report”, nel luglio 1990, il modo giusto di vedere il WWF è di considerarlo uno strumento di un potente gruppo formato dai principali esponenti delle famiglie reali europee e delle più grandi compagnie, specialmente anglo-olandesi, come la Britsh Petroleum, la Royal Dutch Schell, i Lloyds di Londra, la Unilever, Rio Tinto Zinc, l’Anglo American DeBeers e altri, tutti soci del gia citato Club dei 1001. Un gruppo importante nel mercato del petrolio, in quello dell’oro, dei diamanti e di molte altre materie prime vitali . Una delle sue principali preoccupazione è infatti che la lo sviluppo industriale e tecnologico e quindi l’aumento della popolazione, in particolare nei paesi in via di sviluppo, consumi le riserve di materie prime mondiali, e distrugga la flora e la fauna del pianeta. Il suo principale obiettivo quindi è quello di creare oasi e parchi nazionali, e ideare e applicare, specialmente nei paesi del Terzo Mondo, politiche di “sviluppo sostenibile”; agricoltura e altre attività economiche a basso contenuto tecnologico nonché politiche di controllo demografico. 
Questi obbiettivi sono stati ben espressi dal principe Filippo di Moutbatten, Duca di Edimburgo, consorte della Regina Elisabetta II, fondatore e poi Presidente del WWF. Nel suo libro del 1986, If I where a Animal, scrive: “vorrei essere reincarnato in un animale la cui specie è in via di estinzione. Quale sarebbe il suo sentimento verso la specie umana che gli sta negando di esistere…. Devo confessarlo, sarei tentato di essere reincarnato in un virus particolarmente mortale“.



 
 Il Principe Filippo, il primo a destra, durante una battuta di caccia alla tigre

Propio perchè l ’intendo dichiarato del WWF è di proteggere le specie di animali in via di estinzione,  il principe Filippo d’Edinburgo nel 1961 dovette rinunciare alla presidenza del WWF, appena fondato, perché aveva suscitato notevole scandalo in Inghilterra la sua partecipazione, pochi mesi prima, ad una battuta di caccia alla Tigre del Bengala, su invito del Raja di Jaipur, e successivamente in Africa aveva ucciso una femmina di rinoceronte, condannando i suoi piccoli alla morte per fame. Fu quindi nominato come Primo Presidente del WWF suo cugino, il principe Bernardo d’Olanda, anche perché come affermo Sir Peter Scott, uno dei fondatori del WWF, “cominciare con un Presidente del WWF inglese sarebbe stato troppo da colonialisti”.
Come riporta Kevin Bowling, nel 1972 Peter Scott commissionò a Alan Parker, un grande cacciatore ”legale” che viveva a Nairobi, di indagare sul commercio illegale di avorio, corna di rinoceronte, pelli e commercio illegale di animali selvaggi. Tra le altre cose Parker scoprì che la famiglia del Presidente del Kenya, Jomo Kenyatta, era coinvolta ampiamente in questi traffici illeciti, sua figlia Margharet era alle dipendenze di una società che vendeva corna di rinoceronte e zanne di elefante in MedioOriente. Un commercio che ha decimato le mandrie di grandi animali del Kenya. Parker accusò inoltre nella sua relazione molti dei principali sostenitori in Kenya delle politiche di conservazione della fauna selvaggia. Poche ore dopo aver consegnato la sua relazione a Sir Peter Scott Parker fu rapito e malmenato per tre giorni e gli fu intimato di non rivelare mai i contenuti della sua relazione. La relazione di Parker fu ampiamente ripresa dal documentario di Dowling.
Dowling riferì anche che alla fine del 1989 John Phillipson, docente all’università di Oxford fece un’inchiesta, sempre su ordine del WWF, sull’efficacia dell’organizzazione nel salvaguardare le specie in via di estinzione. Lo studio di Phillipson è una severa condanna al WWF. La conclusione finale è che il WWF, malgrado la grande capacità nella raccolta di fondi, era stato del tutto incapace di salvaguardare le specie di animali che si era prefisso di proteggere. Dopo 30 anni di campagne di raccolta fondi per un totale di 4.493.021 franchi svizzeri, investiti poi in ben 8 progetti specifici, lo stesso Principe Filippo fu costretto a riconoscere nel 1990 che il Panda era ormai destinato a scomparire.

Lo sterminio degli elefanti

L’ecologo E. Caughey, in uno studio del 1980 riporta che  vi erano in Africa circa 3 milioni di elefanti nel 1950.  Nel 1976, quando fu fatto il primo censimento degli elefanti da Doughas Hamilton, un conservazionista residente del Kenia, furono censiti solo 1.300.000 elefanti. Il WWF aveva sostenuto in tutti gli anni 70 e per buona parte degli anni 90’ che gli elefanti non erano in pericolo di estinzione e non aveva appoggiato i governi africani che si opponevano al commercio di avorio. Nel 1988 l’ex presidente del FFW francese Pierre Pfeifer rivelò che gli elefanti rimasti non superavano i 400.000. Il 1989 fu dichiarato improvvisamente dal WWF“ l’anno dell’elefante” e Pierre Pfeifer fu costretto a dimettersi.
Nel 1963 lo stesso Peter Scott, capo del WWF International, aveva raccomandato agli amministratori del Parco Nazionale dell’Uganda di eliminare 2500 elefanti. A questo scopo era stato assunto Ian Parker, un noto cacciatore, che oltre agli elefanti sterminò anche diverse migliaia di ippopotami. La motivazione ufficiale era che occorreva ridurre la popolazione animale diventata troppo numerosa per gli equilibri dell’ecosistema. Però da questa riduzione della popolazione di animali selvatici trassero profitto solo le aziende che producevano il pregiato legno di mogano. Nel 1975 lo stesso Parker fu assunto da Russel Train capo dell’African Worldlife Foundation per eliminare una gran numero di elefanti in Ruanda, il motivo era che il Ruanda non era in grado di salvaguardare contemporaneamente gli elefanti e i gorilla di montagna e quindi occorreva eliminare i primi. Nel 1986 l’allora Direttore del WWF Charles de Haes personalmente consegnò una medaglia di onorificenza al cacciatore rodesiano Clem Coetzer per aver diretto la campagna di caccia dove furono eliminati 44.000 elefanti nello Zimbabwe. L’anno dopo fu lanciata una campagna strappalacrime per salvare l’elefantino Nell. Con i soldi raccolti fu istituito un parco del WWF per il salvataggio dei grandi animali africani in Uganda, ai confini con il Ruanda. Come vedremo in seguito fu proprio dai campi del WWF che il Fronte Patriottico Ruandese lanciò i suoi attacchi contro le forze governative del Ruanda causando una delle più grandi tragedie del continente africano. Nota 1

Save Gertie


Nel 1961 il WWF iniziò, con una campagna stampa sul Daily Mirror, la mobilitazione per la salvaguarda del rinoceronte nero. “Salvate Gertie, il rinoceronte adorabilmente brutto”, furono raccolte immediatamente più di 45.000 sterline. Le campagne per salvare il “rinoceronte nero” sono andate avanti per più di 20 anni e sono stati raccolti fondi per 110 milioni di sterline. Però il WWF ha speso solo 118.000 franchi svizzeri per i rinoceronti, Non è un caso infatti che popolazione di rinoceronti neri alla fine degli anni 80’ era diminuita del 95%. Quando finalmente il WWF si decise ad intervenire, i pochi esemplari rimasti furono “salati” portandoli nei giardini zoologici o nelle aziende agricole private dell’Africa e dell’Australia. Oggi il rinoceronte nero è quasi del tutto scomparso in Africa.

Le due operazioni principali per la salvaguardia del rinoceronte  furono l’operazione Strongold e l’operazione Lock. La prima fu finanziata con un milione di franchi svizzeri per mettere in grado il Dipartimento dei Parchi Nazionali dello Zimbabwe di ospitare almeno 700 rinoceronti neri provenienti dalla valle dello Zambesi. Il capo dei ranger di questi parchi Glen Tatham, in un viaggio negli Stati Uniti per raccogliere fondi, annunciò che “sarebbe stata dichiarata guerra contro i bracconieri che attraversavano le frontiere dello Zambia”. Nel maggio 1988 Glen e due suoi aiutanti furono accusati di aver preparato agguati e di  aver ucciso diversi cacciatori di frodo. In un dibattito al Parlamento fu segnalato che più di 70 bracconieri erano stati uccisi dai ranger di Glen. e sotto la pressione del Forein Office inglese il governo dello Zimbabwe votò, in tutta fretta, una legge per dare l’impunità ai ranger dei parchi nazionali nell’assolvimento dei loro obblighi. Uno degli oppositori a questa legge il parlamentare Bhebe Mica riferì che dal 1974 al 1991 furono uccisi più di 150 “bracconieri”. Molti nella valle dello Zambesi furono attaccati addirittura con elicotteri armati pesantemente. Secondo il gia citato documentario Ten Pernice in to Panda di Kevin Bowling, in realtà moti di questi bracconieri erano militanti dell’African National Congress (ANC), l’associazione di Nelson Mandela che combatteva contro le politiche di Apartheid nel Sud Africa. Nota 2
L’operazione Stronghold in pratica doveva riposizionare i rinoceronti neri catturati nella valle dello Zambesi in luoghi sicuri. Molti di questi rinoceronti finirono nelle aziende agricole dei latifondisti dello Zimbabwe, della Rodesia e del Sud Africa e anche in Australia, praticamente fu dispersa l’unica mandria di rinoceronti neri esistente al mondo.
Come riferisce il documentario di Kevin Bowling si voleva ridurre drasticamente la fauna selvatica dalla valle dello Zambesi perchè il governo dello Zimbabwe , su indicazione del Fondo Monetario Internazionale, preoccupato per l’enorme debito, stava accelerando la ristrutturazione economica. Questo comprendeva la creazione di una serie di Ranch nella valle dello Zambesi per fornire carne ai paesi della Comunità Economica Europea, gli accordi e i contratti erano gia stati fatti. Dopo che gli ultimi rinoceronti neri furono portati via  nella valle entrarono cacciatori e in poco tempo abbatterono più di 5000 bufali, elefanti e altri animali.
Quando divenne ovvio nel 1980 che il sistema dell’ apartheid in Sud Africa era destinato al fallimento, furono utilizzati veterani ex appartenenti alle SAS britanniche per contrastare i movimenti abrogazionisti, in particolare l’ANC di Mandela. David Stirling, fondatore dell’SAS, fu messo a capo della KAS Enterprises, una agenzia privata di sicurezza che operava nella zona, e quando Sterling mori nel 1990 fu sostituito da Sir Jemes Goldsmith. Ufficialmente la KAS doveva proteggere elefanti e rinoceronti dai cacciatori di frodo in Sud Africa, per far questo erano autorizzati dal governo ad usare la forza. Presto si venne a saper che mote persone uccise dai ranger della KAS erano attivisti dell’ANC. Fu fatto anche il tentativo di destabilizzare il paese in modo giustificare da parte del governo in carica pro-apartheid di dichiarare la legge marziale. Il piano era quello di organizzare scontri tra militanti dell’ANC , in maggioranza Bantu, con quelli del Freedom Party di Inkatha a maggioranza Zulu. Avvenero così attentati e scontri tra gruppi di neri dove morirono diverse migliaia di africani fino a quando nel 1994 l’apartheid finì. Nota 3

Il ruolo dei Parchi Nazionali

Riferisce Kevin Dowling:” Scoprii che i cosiddetti Parchi nazionali per la fauna selvaggia erano estremamente repressivi. Le persone che vi vivevano non avevano diritti, era vietato lavorare nel modo tradizionale. Non potevano cogliere un fiore senza rischiare di essere ammazzati. Allo stesso tempo i Parchi funzionavano da rifugio per tutti i tipi di mercenari. Il governo del Sud Africa accampò in questi parchi le sue truppe segrete che poi attaccavano le città e gli stati alle frontiere. Cosi facevano anche i terroristi del Renamo e dell’Unita….. Ho avuto informazioni, dai miei contati in Africa, sull’Operazione Lock. Ho scoperto che il comandante dell’operazione era un militare, il Colonnello Ian Crooke, ex secondo in comando alle forze speciali britanniche SAS, c’era anche Gordon Shepard un esperto dei servizi segreti britannici che ha lavorato a lungo nell’Irlanda del Nord. Questi erano soci della Kroll Associates, una agenzia privata di sicurezza e intelligence con sede a Wall Street. In pratica un gruppo di “old boys” dell’ MI5 e SAS. La parte pubblica dell’operazione Lok era invece svolta dal braccio destro del Principe Bernardo, John Hanks“. Nota 4
Il giudice olandese J.Wilgers, che riprese il  lavoro di Kevin Dowlind, raggiunse le stesse conclusioni: “So che ex esponenti delle SAS britanniche sono arrivati in Sud Africa e si sono istallati in territori controllati dal WWF allo scopo di condurre operazioni paramilitari. In queste zone hanno anche svolto attività di addestramento. Nella valle dello Zambesi sotto la copertura di contrastare il bracconaggio molti attivisti dell’ANC furono uccisi con esecuzioni sommarie, senza processo. Ci sono due tipi di parchi, parchi naturali e quelli strategici. Lo scopo ufficiale dei primi è di proteggere la natura. Spesso però contengono anche miniere di importanti materie prime: oro, diamanti, rame, uranio. La popolazione locale, in vari modi, è incoraggiata ad andarsene. I parchi del secondo tipo sono collocati nelle aree utili per osservazioni militari, per esempio quelli al confine tra il Sud Africa e il Mozambico. Questi corridoi sono stati concepiti per salvaguardare la natura, ma anche per avere vantaggi da un punto di vista politico e militare“. Nota 5
Dal 1990 il WWF aveva stabilito il Gorilla Protection Program nel Gorilla Park in Uganda, vicino al confine con il Ruanda e lo Zaire e adiacente al Parco dei Vulcani, sul versante del Ruanda, e al Parco Vircunga nello Zaire. Tutti questi parchi nazionali furono utilizzati come basi per le forze “ribelli” del Ruanda, che poi in realtà erano in gran parte soldati e ufficiali delle Forze Armate dell’Uganda guidato allora dal Premier Yoweri Museveni. L’uso dei parchi nazionali, gestiti direttamente dal WWF o da enti internazionali ad esso collegati, come zone franche al di fuori del controllo dei governi nazionali in cui istallare basi per operazioni di sovversione e guerriglia si è ripetuto per varie volte come è avvenuto anche in Kenia e nel Sudan. Attualmente due milioni di Km quadrati, l’8,2 % dell’intero territorio dell’Africa sub sahariana è convertito in Parchi o Riserve naturalistiche.
Negli ultimi decenni il ruolo ufficiale dell’AWF (African wildelife fund) che ha sede in Washington DC, è stato quello di gestire i principali Parchi Nazionali e le Riserve faunistiche in netto contrasto con le attività agricole è industriali che i vari governi nazionali stavano cercando di sviluppare. Quando l’11 giugno del 1999 cominciarono ad apparire i primi resoconti sui media degli assassini di massa nel Congo/Zaire, suscitò scandalo il comunicato dell’l’AWF che denunciava la “tragedia” di 4 gorilla di montagna uccisi nel Parco Nazionale del Vircunga. Gli animali furono uccisi perché si trovarono in mezzo agli scontri tra le forze dell’Alleanza Democratica per la liberazione del Congo di Kabila e le milizie ribelli.
Un simile scandalo era avvenuto pochi anni prima. Mentre migliaia di Hutu del Rowanda morivano ogni giorno nei campi profughi dello Zaire di fame e malattie, l’AWF protestava perché i rifugiati dei campi profughi “distruggevano l’ambiente“, andando nelle foreste a raccogliere la legna per far bollire l’acqua prima di poterla bere, e rovinavano così “l’habitat dei gorilla e di altre specie animali“. Nota 6
Negli ultimi decenni l’AWF ha reclutato migliaia di africani di vari paesi che ha poi selezionato nel College of Wildlife Menagement dell’AWF a Moshi in Tanzania. Riportati poi nei paesi d’origine questi “quadri ambientalisti” hanno svolto e svolgono tuttora  un ruolo chiave per far accettare ai rispettivi governi e alle popolazioni l’arretratezza economica derivante dall’uso di “tecnologie appropriate” nel quadro pei progetti di “sviluppo sostenibile” , cioè adatti a  salvaguardare la vita selvaggia. Molti di questi quadri sono oggi i dirigenti di Parchi nazionali e Riserve faunistiche.Nota 7



 
Mappa dei parchi del WWF del  2001. Nel frattempo nuovi parchi sono stati creati.

Riferimenti


WWF loses from attorney

The World Wide Fund for Nature is a criminal enterprise that should be abolished by the justice system. Chances are slim that the judicature will do this out of its own, because its ties to the WWF are too strong.

This is what mr. J. Wilgers says, attorney in Goes. Last week, the WWF failed in its effort to silence the attorney, after he first called the WWF a criminal enterprise two years ago. The Council of Discipline, the disciplinary organ of the Dutch Bar Association, judged that the WWF didn’t prove that Wilgers knowingly spoke untruths.

The Dutch branch of the WWF systematically perpetrates criminal offences in our country and the World Wildlife Fund is criminally active worldwide, said Wilgers on Saturday. “For the misdeeds of the World Wildlife Fund we can also accuse the Dutch Branch of the WWF.”

It happened before that the Dutch Bar Association lost a case against Wilgers. At the Council of Discipline he disputed the words that it didn’t fit an attorney to “falsely blame a well respected organization as the World Wildlife Fund.” In appeal, the Bar lost again, because it couldn’t make clear why Wilgers knowingly was saying things that were wrong.

The WWF, says the excited attorney, walking through large piles of dossiers, is guilty of deceiving the public by exagerating the illegal trade in endangered species. Trusting people that donate money for this purpose are the victims.

“It’s complete disinformation. Huge numbers are shown, but for the most part these are related to the legal trade. Every 10 minutes, another species would die out. They started with the Panda, but today we have hundreds of thousands of species that supposedly need protection. Legitimate merchants, who have never been convicted, even have never been suspects, are publicly criminalized.

Traffic, the ‘intelligence service’ of the WWF, violates the ‘Law on the police & military units’ (very rough translation) by conducting its own investigations, proceeds Wilgers. In collaboration with the justice department Traffic doesn’t shy away from ‘provoking’ and ‘spy operations’, illegal methods the justice department normally wouldn’t perform.

It worries Wilgers that “already ten percent of the world’s surface” is under the control of the WWF. According to him, the role of the organization in South-Africa is troubling, where in the late 1980′s, in name of fighting the poachers, 1.5 million ANC members [anti-apartheid] and civilians have been murdered. To support this claim he refers to a 1989 report of the Commonwealth.

“I call that genocide. And still, in other third world countries, environmental protectors of the West just shoot so called poachers without any form of trial. In South-Africa, Mozambique, and Irian Jaya, we see that the WWF officially protects the environment, but in reality uses the money to safeguard western strategic and economical interests. The organization is interwoven with the elite of Europe and America through obscure societies like the 1001 Club and the by Prince Bernhard erected Bilderberg club, in which prominent citizens of the world are united. It is no coincidence that these protected areas are often rich in valuable minerals as gold, precious stones, and uranium. The local population is robbed from a normal existence by unreasonably severe environmental laws. That has happened around the American Freeport-MacMoRan-mine on Irian Jaya, where the WWF has even deforested the area. After the WWF-staf was kidnapped, the Papuas were chased away or murdered.”

Wilgers thinks it’s unheard of that WNF representative mr W. Wabeke is a superior officer at the District Attorney’s office. Wabeke is a director at the Dutch WWF. Wilgers: “It didn’t surprize me then that the justice department in Breda, in the investigation of a case of non-threatened lizards, in the report falsely labeled as threatened, eagerly shared the results of the investigation with collegues in America. The reward soon came. With the two American suspects a remarkable arrangement was made in which they had to pay 500 thousand dollars. This had to be paid to the WWF, who used it to pay for a natural resort right next to the Freeport-mine. “The WWF didn’t give a reaction. The Justice Department says that Wilgers “has to be taken with a grain of salt” in his crusade against the WWF. Wabeke will be leaving his post at the WWF soon, because his term is coming to an end.


“The SAS has been linked to violence by a ‘third force’ that threatened to undermine South Africa’s transition to majority rule, in a report considered so explosive it was suppressed by Nelson Mandela… It confirms the involvement of commando units in random violence, the use of poison – supplied by the Seventh Medical Division – by hit squads, and the supply of arms and training to the Zulu-dominated Inkatha movement… The truth commission document says evidence was given to Gen Steyn that destabilisation of the government and neighbouring countries was planned ‘to enable the military to step in credibly to create order’. Preparations for this allegedly involved stockpiling arms in countries which included Kenya, Zambia, Mauritius and Portugal, to create ‘springboards’ for possible military action. It said there was ‘a suggestion that there was close contact with the British SAS’… As reported by the Guardian, a group of SAS officers working for a private security firm in Britain [KAS] were hired by wealthy conservationists in the late 1980s to come to South Africa to fight elephant and rhinoceros poachers. They became involved with local intelligence agencies and reportedly took part in paramilitary training. The British security firm, Kas Enterprises, was owned by Sir David Stirling, the founder of the SAS, and taken over after his death by Sir James Goldsmith. The security firm’s SAS mission to South Africa was headed by Ian Crooke, who led the SAS…”

3. September 24, 1999, Kleintje Muurkrant, ‘”People have been murdered under the cover of nature protection” – Attorney severely criticises the World Wide Fund for Nature’ (translated from Dutch to English): “It looks like the WWF to a large degree is responsible for several projects, especially in South Africa, where in two fases respectively one and a half million people and subsequently ten thousand people were killed. In the first phase it was about the battle in the frontline states against the ANC [the major anti-apartheid movement], especially against the military wing. The war has been waged under the cover of nature protection and while protecting nature these people have lobbied the legislator to adopt a “shoot to kill” policy, whereby it became legal to shoot poachers in the field before arresting them. Afterwards you have to say that among the victims were quite a lot of ANC members… After 1990 the struggle shifted to the territory of South Africa [instead of the whole of southern Africa]. During that time these people trained a number of elite black units in the wildlife parks [of the WWF], like the anti-cattle thieves brigade and the crowbar-unit that turn out to responsible for the murder of several ten thousand inhabitants of the townships. This was part of the plan to create a civil war between the Bantus and the Zulus, that is to say that the ANC had to be set up against Inkatha [of Inkatha Freedom Party, the second largest anti-apartheid movement which mainly represented the Zulus] and that operation has been conducted with the intention of destabilizing southern Africa.”

4. November 5, 1997, De Groene Amsterdammer (magazine), ‘The World Nature Army’, con una intervista a  Kevin Dowling
http://www.groene.nl/1997/45/rz_wnf.html
 
5. September 24, 1999, Kleintje Muurkrant, ‘dvocaat levert felle kritiek op Wereld Natuurfonds’ (Dutch – traduzione usata per l’articolo
http://www.stelling.nl/kleintje/336/Wilgers.htm
 
6. The African Wildlife Foundation:
Study In British Counterinsurgency by EIR’s Special Correspondent
http://members.tripod.com/~american_almanac/afwild.htm

Raymond Bonner moved to east Africa in 1988 to write for The New Yorker, neatly in time to watch the 1989 global ban on ivory take effect. Enchanted by the continent’s peoples and wildlife, Bonner explored the interplay of the two as they relate to wildlife conservation. He discovered that American wildlife organizations such as the World Wide Fund for Nature (WWF) and the African Wildlife Federation (AWF) pay scant attention to local peoples while establishing wildlife policy and distort facts when it is conducive to fundraising. The case in point is, of course, elephants and the argument for a total ban on ivory. Both WWF and AWF paid exaggerated attention to the case of the elephant (elephants have never been doomed to extinction; in fact, several countries had to stabilize their elephant populations well before the 1989 ban) once they discovered this was a fool-proof recipe for fundraising. Bonner himself was seduced into focusing on pachyderms, and he serves up some juicy reporting on the politics of elephants. However, if his topic is “Peril and Hope for Africa’s Wildlife,” as the subtitle promises, Bonnet falls short.
The ban on ivory, announced in 1989 at the initiation of WWF and AWF, was an abrupt reversal of both organizations’ prior position of allowing the sale of some ivory. The wisdom of allowing ivory sales is at least threefold. First, elephant populations outgrow their habitat’s support capacity and therefore must be kept from trampling the forest and farmland around them and dying of starvation. The tusks from these elephants, and from elephants who die natural deaths, should not go to waste. Second, putting a value on the elephants-outside of the western aesthetic value that many Africans don’t have the luxury to share–is the best way to ensure that those peoples work for the survival of the species. Finally, the African people who cope with these dangers should be the people setting and implementing policy, both because it is their land and resource, and because their involvement is a fundamental precursor to caring for the survival of the species. No foreign government that pushed for the ban on ivory ever compensated local populations for their loss of income from ivory sales, nor included any Africans in policy making, an attitude Bonner refers to as “eco-colonialist.”
Though Bonner is critical of a number of conservation organizations, he serves up a particularly thorough indictment of WWF. The organization provided the Zimbabwean Department of National Parks and Wildlife Management with a helicopter used to gun down poachers on sight, killing a total of at least 57 men. A lifelong conservationist working in Namibia described the average poacher as “an average, normal guy, a poor farmer who is trying to feed his family.” There were in-house arguments at WWF over the project, but it later denied knowing how the helicopter was being used.
WWF’s ” 1001 Club ,” a fundraising gimmick conceived by South African tobacco businessman and WWF boardmember Anton Rupert, is made up of 1,000 individuals who have given $10,000 to the WWF, the 1001st being Prince Bernhard of the Netherlands, a former WWF president. The secret list of members includes a disproportionate percentage of South Africans, all too happy in an era of social banishment to be welcomed into a socially elite society. Other contributors include businessmen with suspect connections, including organized crime, environmentally destructive development, and corrupt African politics. Even an internal report called WWF’s approach egocentric and neocolonialist. (The report was largely covered up.)
The neocolonialist charge gets at a number of uncomfortable truths. The United States and other western nations have helped create a demand for ivory–thus contributing directly to elephant poaching and the ivory trade–and supported many a politically corrupt African government that was tied to the ivory trade. Once it became politically or financially expedient for those who had hunted African wildlife to skip the hunt, they did so and asked the rest of the world to go along. Africans were not included in such decisions.
The Africa section of the U.S. office of WWF hired its first black professional in 1991, and WWF International has yet to hire a single black in its 30-year history. And, if it’s possible to rate such overt racism, the African Wildlife Federation is worse due to its name and mission: In its 30 years, it has yet to have a single black on its board of trustees or in its Washington headquarters.
Sorely missing from At The Hand of Man is an analysis of why none of the successful small-scale efforts to control elephant populations has been attempted or even proposed at the national level in Africa. What are the hurdles that might obstruct such plans? Not one of the wildlife experts proposes a national or continent-wide strategy for keeping elephant populations in check while simultaneously respecting local cultures and allocating tourist dollars. Nor does Bonner, despite his criticism of the ivory ban. Such may not be a reporter’s responsibility, but his omission both of alternative strategies and of obstacles prohibiting such strategies is frustrating. Bonner claims the western approach to African wildlife management is racism and nothing else. In fact, if racism disappeared tomorrow, Africa’s wildlife woes would remain. Topics critical to wildlife management yet barely touched upon in the book–crippling population growth, political corruption, and unstable governments throughout the continent –are as African as elephants and daunting obstacles in the execution of complex policy. And they were, perhaps, factors in the decision to implement the more simplistic ban on ivory than a more complex policy that, no doubt, would have been fairer to the Africans. If Bonner had yielded to his obvious urge to write exclusively about elephants and the ivory trade, perhaps he would have addressed these issues. Instead, he paints a picture that is compelling but incomplete.

Nota sull’autore

Dott. Giuseppe Filipponi, fisico, docente, Presidente della Fondazione per l’Energia di Fusione negli anni ’80, direttore della rivista Fusione Scienza e Tecnologia


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Qesto articolo è presente anche sul Blog "Effetto Serra: La Grande Bufala", sempre con come titolo "Le malefatte del WWF".




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domenica 7 novembre 2010

Gli orsi bianchi "naufraghi" sono una bufala



Qui sotto riporto un interessante articolo de "Il Giornale" che spiega come la notizia strappalacrime degli orsi polari che annegano per colpa dell'effetto serra sia una colossale bufala.

Orso polare che annega?
A parte che gli orsi polari sono dei provetti nuotatori, e per loro nuotare ore di seguito è la routine da decine di migliaia di anni, e a parte che, anche se fosse stata confermata la morte per annegamento di 9 orsi bianchi, essa non basta a farci concludere che gli orsi bianchi stiano annegando in massa a causa dello sciogliemento dei ghiacci artici...ma dall'articolo si viene a sapere che i famosi 9 orsi naufraghi non sono affatto morti annegati, anzi sono vivi e vegeti!!!

Buona Lettura:

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giovedì 18 settembre 2008
Tratto da ilgiornale.it , sezione "Interni".


di Nino Materi

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Il Wwf sosteneva che questi orsi sarebbero annegati, ma poi ha dovuto fare dietrofront. Un sito scopre tutte le bugie sui 9 mammiferi "vittime del riscaldamento globale"
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Il 21 agosto scorso la foto di un orso polare che annaspava in mare finisce sulle prime pagine dei quotidiani di mezzo mondo, Italia compresa. L'istantanea «ripresa da un elicottero di ricercatori scientifici», sembrava avere tutte le carte in regola per diventare la nuova immagine-icona dei catastrofisti ambientali in servizio attivo permanente. Roba da scalzare perfino l'immagine dell'uccello ricoperto di petrolio durante la Guerra del golfo (poi si scoprì che il pennuto era stato «annerito» apposta per rafforzare il concetto di devastazione naturalistica. Ma questa è un'altra storia). 
Guardate - sembrava urlare l'orso alla deriva - per colpa di voi uomini, rei del riscaldamento globale, il ghiaccio mi si sta sciogliendo sotto i piedi (anzi, sotto le zampe) e per me ormai non c'è più scampo. 

«È questione di ore, e l'orso morirà», sentenziava un po' frettolosamente il Wwf; e con lui sarebbero dovuti perire anche gli altri otto mammiferi dal pelo bianco che si trovavano nelle sue stesse condizioni: tutte vittime designate dall'estinzione del loro habitat naturale, drammaticamente liquefatto dagli eccessi della civiltà industriale. Stranamente, però, trascorrono le settimane e dei nove orsi non si sa più nulla. Neanche lo straccio di un filmato o di un'istantanea che documenti la loro triste fine. Nessuno si occupa più di loro. Spariti da giornali e televisioni. Oggi sappiamo perché. Quegli orsi, probabilmente, sono vivi e vegeti su chissà quale iceberg nel mare di Chutki in Alaska. 

A ricostruire dettagliatamente la vicenda è stato il sito Svipop (Sviluppo e Popolazione) attraverso una newsletter dal titolo eloquente: «La mega-bufala degli orsi polari: ecco le prove».
Data di inizio del caso: lo scorso 21 agosto. La sezione Usa del Wwf segnala che 9 orsi sono stati avvistati in Alaska, a nuoto nel Mare di Chutki. «È la notizia che dà il via alla grande truffa mediatica dell'estate - denuncia su Svipop l'ingegner Maurizio Morabito -. Giornali inglesi e italiani ingigantiscono la storia con particolari totalmente inventati e ipotesi romanzate». 

Il via alla corsa a chi la spara più grossa parte da un comunicato stampa interessante quanto drammatico. Titolo: «Una serie di orsi polari avvistati mentre nuotano a molte miglia dalla costa dell'Alaska»; sottotitolo: «Esperti locali sul posto dicono che la perdita del ghiaccio marino minaccia la sopravvivenza degli orsi».
La sentenza degli ambientalisti non prevede appello: «Trovare nove orsi in mare nello stesso momento indica che il ghiaccio su cui vivono e su cui cacciano continua a sciogliersi». 

Il Wwf promette aggiornamenti appena possibile, e finisce con un professor Richard Steiner del programma di consulenza marina dell'Università dell'Alaska che afferma che gli orsi sono in «serio pericolo perché hanno bisogno di ghiaccio marino, e il ghiaccio marino sta diminuendo». Secondo Steiner, quanto sta accadendo dovrebbe convincere chi «ancora non crede al riscaldamento globale e all'impatto che sta avendo nell'Artico». 

A una settimana dalla notizia del Wwf, il quotidiano londinese Daily Mail pubblica un articolo firmato Barry Wigmore: «La struggente immagine degli orsi polari con 600 chilometri da nuotare fino al ghiaccio più vicino». A corredo dell'articolo, l'immagine di un orso polare a occhi semichiusi, rivolto verso la fotocamera in un mare con diverse onde basse, e molte increspature (come se la foto fosse stata ripresa da un elicottero a bassissima quota). 

Wigmore si avventura nel pubblicare nuove «informazioni» (riprese pari pari anche dai giornali italiani) riguardo ai nove orsi: l'orso in fotografia sarebbe «in difficoltà nelle onde» (che poi erano le onde causate dalle pale dell'elicottero), e «destinato a quasi sicura morte dopo essersi perso in mare nell'Artico». L'orso stesso sarebbe «parte di un gruppo di nove orsi che sono piombati nell'oceano perché la lastra di ghiaccio dove vivevano si è sciolta». I «ricercatori governativi» calano il carico da novanta: «L'istinto sta portando quegli animali verso il pack a Nord invece che 100 chilometri a Sud dove c'è la terra più vicina». Colto da fremiti di emozione, il Wwf ipotizza addirittura di chiedere al governo Usa di «inviare una nave, come una moderna Arca di Noè, per salvare qualcuno di quegli orsi». Poi, visto che gli orsi non si decidono a morire, lo stesso Wwf invia una serie di comunicati più rassicuranti: la retromarcia però non ha certo lo stesso appeal dello «scoop» iniziale, e così i mass media la ignorano. 

L'articolo del Daily Mail (che il giornale ha provveduto due settimane fa a far sparite dal suo archivio web) è ripetuto su Repubblica. Che aggiunge ulteriori dettagli: «Gli orsi erano su un immenso iceberg che si è dapprima staccato dalla terraferma e quindi si è gradualmente, completamente sciolto». E poi: «Una tragica odissea per tornare a casa, con gli specialisti del governo americano e delle compagnie petrolifere pronti a filmarla, fotografarla e seguirla». Gli unici a non essere d'accordo: i 9 orsi. Che, con qualche bracciata, hanno raggiunto una nuova casa confortevole. Ben ghiacciata e priva di riscaldamento autonomo.

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Orsi disperati e in bilico su un iceberg? non proprio
Troverete qui sotto l'articolo originale dello SVIPOP (associazione cattolica e quindi a mio giudizio solo in parte condivisibile come impostazione, nonostante sul tema del "cambiaclimatismo" abbiano un interessante serie di articoli molto ben fatti), con trutti i riferimenti ai comunicati origionali del WWF e alle fantasione ricostruzioni giornalistiche italiane e al racconto di un'altra storia strappalacrime (una foto con 2 orsi su un iceberg viene descritta dalla stampa come la prova che tali orsi stiano per morire precariamente aggrappati su un iceberg alla deriva...giudicate voi dalla foto):
"La mega-bufala degli orsi polari: ecco le prove", di Maurizio Morabito.

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Questo articolo è presente anche sul Blog "Effetto Serra: la Grande Bufala" (link articolo), che è stato aperto per trattare in modo approfondito il tema della bufala del riscaldamento globale antropico e connessi.


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